Scegliere il vino in sette mosse, perché non bastano vitigno, territorio e produttore

Scegliere il vino in sette mosse. Vi siete mai fermati di fronte a uno scaffale di un’enoteca, vera o online, o di un supermercato, chiedendovi quale vino scegliere? Siete mai rimasti interdetti, pensando che di fronte a centinaia di bottiglie di vino, non ne conoscevate neanche una oppure non sapevate proprio da che parte cominciare per sceglierla? Beh, proviamo a capire, seguendo anche i ragionamenti di questo articolo, a quali fattori dare priorità.  Perché, certo, si possono leggere siti e riviste sul vino, ci si può fare una cultura leggendo libri su libri, ma meglio avere chiari i concetti fondamentali (ricordandosi, però, che la sorpresa è sempre dietro l’angolo, come ci ha spiegato Er Murena)

Scegliere il vino in sette mosse

Il vitigno

D’accordo, è il più facile. Se ne sapete un po’, sapete se vi piace un Nebbiolo o se preferite un Montepulciano d’Abruzzo. Ma il vitigno dice poco: quale Nebbiolo, delle Langhe o della Valtellina?

Il territorio

Ed eccoci al secondo parametro, il territorio. Perché fanno ridere, e un po’ incazzare, quei ristoranti che segnano sul cartello la lista dei vini così: Merlot 5 euro, Trebbiano 4, Riesling 8. Già, perché ogni vitigno va associato a un territorio e dà vini diversi a seconda di dove si trova. Uno Chardonnay siciliano sarà lontano anni luce da uno Chardonnay australiano.  E un Nebbiolo della Val D’Aosta sarà un altro mondo rispetto a un Nebbiolo di Monforte. Monforte? E qui passiamo allo step successivo. 

Le denominazioni.

Già, perché il vitigno dà risultati diversi in funzione delle tecniche di produzione, ne parliamo tra poco, nonché di quelle di affinamento e imbottigliamento. E così un Nebbiolo può essere chiamato così in etichetta, nelle Langhe, oppure può diventare Barolo o Barbaresco, a seconda del disciplinare, della maturazione e dell’invecchiamento. Una bella differenza tra un Nebbiolo semplice, o un Sassella, o un Barolo, no? Eppure, ancora non basta. 

Il produttore

Già, perché se si vuole davvero essere sicuri di prendere il vino giusto, bisogna rivolgersi a un produttore di fiducia, di cui si conoscono le tecniche di produzione nonché la filosofia di vita. Spesso i vini somigliano ai produttori, come i cani ai padroni. Un Barolo di Beppe Rinaldi è un universo completamente diverso da un Barolo di Luciano Sandrone. A posto così? No

Il cru

Già, perché si fa presto a dire Barolo di Rinaldi. Quale, il Brunate Le Coste o Cannubi San Lorenzo Ravera? Ogni vino ha la sua parcella di terra, il suo vigneto, la sua Menzione geografica aggiuntiva, i cru all’italiana. C’è l’Etna, c’è la denominazione, c’è il produttore, ma poi ci sono le Contrade. Però non è finita. 

Le annate

Già, perché un vino del 1997 non sarà uguale a uno del 2013. Basta guardare i prezzi, del resto.

L’etichetta

E dunque? Certo, è un po’ uno sbatti, come si dice a Milano, scegliere la bottiglia giusta. Si può anche fare come fanno molti: scegliendo l’etichetta più divertente e originale oppure giocando al ribasso, con prezzi da Coca Cola. Ma ve la rischiate, lo sapete.

Insomma, per scegliere la vostra bottiglia perfetta, occorre informarsi un po’. Provare, sperimentare, capire più o meno quale tipo di vino vi piace: profumato o secco, tannico o fresco, giovane e leggiadro o strutturato e importante? E poi conoscere i produttori, come si conoscono gli autori dei libri. E infine affidarsi alla fortuna e godersela.
Godersela, che la bottiglia migliore è sempre la prossima.

 

TORNA SU