Kellerei St.Pauls e Stappato: “Il nostro Pinot Nero Luzia, dove il Nord è già Sud”

Dieter Hass, presidente della Kellerei St. Pauls ci racconta in un’intervista il suo territorio e l’azienda di cui è presidente. Per la box Flavours di Stappato dedicata all’inverno, Flânerie, abbiamo scelto anche il suo Pinot Nero Luzia.

 

Raccontaci dell’azienda St. Pauls. Come nasce e dove è arrivata oggi?

«Nasce nel 1907 ad opera di trentasei contadini di San Paolo, Missiano, Monte e Riva di Sotto che uniti dall’amore per la viticoltura decisero di fondare Kellerei St Pauls, una delle cantine produttori più vecchie di tutto l’Alto Adige. Oggi l’azienda consta di 180 ettari di vigneti curati in modo maniacale da una comunità di oltre 200 micro vignaioli. A livello personale, in quanto presidente eletto meno di un anno fa, il mio compito è custodire ed al tempo stesso divulgare una storia vitivinicola di oltre 110 anni».

Come vive l’azienda la situazione attuale legata all’emergenza sanitaria?

«Siamo gente di montagna, abituati fin da piccoli a rispettare la Natura, compresi i pericoli e le avversità. Per questo siamo rimasti uniti nella distanza e non abbiamo mai smesso di guardare oltre, al di là delle nuvole, nell’attesa che torni un po’ di sereno. Questa pandemia ci ha di certo feriti, ma ci ha anche dato più tempo per pensare, e definire i progetti del futuro. L’azienda essendo prima di tutto una comunità di piccoli agricoltori sta cercando di trovare il modo di tenere tutti uniti nella distanza. Penso che il modo migliore per farlo sia ascoltare le necessità e i disagi di tutti e poi confrontarci il più possibile per trovare le soluzioni migliori. La cosa che non abbiamo mai smesso di fare, è di guardare più lontano di prima. Di pensare al futuro con più determinazione, così facendo sono convinto che ripartiremo più consapevoli e più bravi di prima».

Il territorio: la box Flavour vuole raccontare i terroir più particolari e autentici del nostro paese e l’Alto Adige è certamente tra questi…

«Partiamo con il dire che l’Alto Adige è uno dei territori vinicoli più piccoli d’Italia, ma grazie alla sua posizione geografica è allo stesso tempo uno dei più variegati. La viticoltura si estende dalle pendici dei massicci alpini a Nord, fino ai vigneti di un paesaggio prettamente mediterraneo a Sud. Venendo a noi, San Paolo si trova in una posizione riparata sul versante meridionale delle Alpi, ben ventilata grazie ai venti di caduta provenienti dalla Costiera della Mendola e con un clima caratterizzato da grandi escursioni termiche tra il giorno e la notte. I nostri vigneti, che vanno da quota 200 fino agli 800 metri s.l.m., poggiano su un articolato mosaico di terreni, dal porfido vulcanico alla roccia metamorfica di quarzo e mica, ai suoli sassosi di calcare dolomitico».

 

 

E Luzia?

«Prende il nome da un’antica villa romana, i cui resti tutt’oggi sovrastano ed al contempo vigilano sui nostri vigneti di pinot nero. Le viti poggiano su terreni molto profondi, di matrice ghiaioso-calcarea, arrivando a quota 500 metri s.l.m. Il nostro pinot noir Luzia, estremamente rispettoso del varietale da cui trae origine, è portatore di luce, verticalità e grande eleganza nel bicchiere».

Un po’ di fantasia. Se Luzia fosse una persona che carattere avrebbe?

«Mi piace pensarlo come una persona con un carattere composito, da una parte l’ordine e la precisione tipicamente nordica, dall’altra il calore e la sfrontatezza più prettamente mediterranea. Non a caso si dice che i vini dell’Alto Adige crescano dove il Nord è già Sud».

Dove stapperesti Luzia? Visto che la situazione non ce lo permette giochiamo con la fantasia, d’altro canto la box si chiama Flânerie.

«Mi piacerebbe bere una bottiglia di Pinot Noir Luzia seduto ad un tavolino di un caffè, come un moderno flâneur, in una delle tante bellissime città d’arte di cui è composta l’Italia, che in questo momento stanno soffrendo più di altre la mancanza di turismo causa covid-19».

Qualche vino da stappare? Cosa ci consigli fuori dalla tua azienda, nel mondo e in Alto Adige?

«Senza andare a citare il produttore, opterei per l’intramontabile longevità di un riesling renano e la classe senza tempo di uno champagne di Mesnil-sur-Oger. Per quanto riguarda invece i vini e le aziende altoatesine, la scelta cade sul Pinot Bianco di Terlano e quello della Tenuta Englar, perfetta dimostrazione di come l’Alto Adige posso esprimere grande qualità sia in una cantina produttori che con un singolo vignaiolo».

 

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