Il Lezèr di Elisabetta Foradori e la lezione di Mastroianni

Stappato Magazine - Mastroianni

“Ho troppe qualità per essere un dilettante e non ne ho abbastanza per essere un professionista”. 

Federico Fellini

Marcello Mastroianni attribuiva alla sua personalità, ingenerosamente, la battuta di un film di Fellini.
Ecco, probabilmente il rosato che state facendo roteare nel bicchiere, con una certa perplessità, sarà così: un vorrei ma non posso, un wannabe né carne né pesce, un parvenu con troppi antociani per avere la leggiadria di un vino bianco e troppo pochi per acquistare la ferma solidità di un rosso.
Fino a quando i produttori lo considereranno una via di mezzo, un incrocio, un punto che unisce due distanze, un pomofiore, il rosato resterà un incompiuto.
Provate a pensarci: ogni scelta è una rinuncia, come dice il nostro poeta di riferimento (Dente), ma se guardiamo il bicchiere mezzo pieno, ogni scelta dà forma a qualcosa. Smettetela, per carità, di pensarla come Camille Claudel, l’allieva di Rodin.

“C’è sempre qualcosa di assente che mi tormenta”.

Camille Claudel
Stappato Lezèr 2019

Lei era malata cronica di nervi e voi, fino a prova contraria, non lo siete.
Se volete vivere con passione e verità, con foga e magari un qualche eccesso di agonismo, non pensate a cosa manca ma a cosa c’è: buttatevi su questo Lezèr di Elisabetta Foradori. E’ leggero, come dice l’etichetta, ed è un rosato. Rosato? Ha un colore spettacolare, che non è rosso né rosato, non è fior di pesco né chiaretto, non è buccia di cipolla e non è ramato. E’ un colore tutto suo, è il Lézer perdiana, fatevene una ragione: ha una sua identità, una sua forza, una sua grazia, una sua bellezza.
E’ un vino da professionisti. Proprio come Mastroianni, che come tutti i geni evitava di dirselo da solo  (Marcello, come here!)

 

Il recensore, un po’ diavoletto e un po’ maiale, di Puntarella Rossa.

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