I vini del Collio e la ribolla di collina di Gradis’ciutta

I vini del Collio e Gradis’ciutta, l’azienda di Robert Princic.

Nel nostro viaggio in Collio e Carso abbiamo incontrato diversi produttori. Tra loro c’è Robert Princic, di Gradis’ciutta, che è stato anche presidente del Consorzio del Collio. Ci facciamo aiutare da lui per provare a raccontare cos’è il Collio, i suoi vitigni e le sue caratteristiche. Con un focus sui vini di Gradis’ciutta, compresi la Ribolla e il Braitinis, che trovate nello shop di Stappato qui.

Il Collio

E’ chiamata Collio quella zona che comprende un gruppo di colline a ovest di Gorizia. A sud est c’è l’Isonzo, a nord ovest il torrente Iudrio e a sud c’è la pianura friulana. Un tempo, ci racconta Princic, “questa era soprattutto terra di frutta, ciliegie soprattutto, e di olio d’oliva”. La frutta era destinata soprattutto ai Paesi dell’est. Tra i luoghi più noti ci sono San Floriano, Capriva del Friuli, Dolegna del Collio, Mossa e Cormons. Gli ettari vitati sono 1500. 

Ribolla Gialla 2019

 

La collina

Princic tiene molto a sottolineare il valore dei vini collinari rispetto a quelli di pianura. Quasi tutti  i produttori del Collio sono in collina, mentre non è così nella Doc Colli orientali, che comprende anche aziende di pianura.

Autoctoni e internazionali.

I vitigni considerati autoctoni sono Ribolla, Friuliano e Malvasia. E qui, come in altre parti d’Italia, si lavora da anni alla valorizzazione degli autoctoni. Ma in questa zona i cosiddetti vitigni internazionali sono considerati un patrimonio da non disperdere. Come ci spiega Princic: “Il Pinot grigio è  arrivato qui  già 150 anni fa. Ormai si può parlare  di pinot grigio del Collio. Si tratta di vitigni che si sono ambientati bene e che hanno un ottimo livello qualitativo”. A conferma che la penetrazione di altri vitigni è avvenuta molto tempo fa, Princic cita il quarto congresso enologico dell’impero austroungarico, che si tenne a Gorizia nel 1890: “A quel congresso si parlava di fillossera, si davano perfino indicazione di marketing e si consigliava di piantare Sauvignon“. Dunque Ribolla, Friulano e Malvasia, ma anche Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot.

La Ponca

Il terreno di queste zone è fatto di marne e arenarie, che qui si chiamano ponca.

La Ribolla

E’ il vitigno forse più importante della zona, che negli ultimi anni ha avuto quasi un boom. Anche grazie alla moda della spumantizzazione, che lo ha coinvolto, nel tentativo (un po’ maldestro) di farne una sorta di prosecco. La Ribolla  esiste in zona da oltre 1000 anni. Ci racconta Princic: “Cinquecento fa la ribolla era un vino, non un vitigno. Poi fu dato nome al vitigno. Anche se in origine c’erano due ribolla,  la gialla e la verde, poi scomparsa. La zona d’elezione della ribolla è la collina, nel nord est in Italia e nel nord-ovest in Slovenia”. A Brda si chiama Rebùla. Paradossalmente la ribolla è più considerata e diffusa in Slovenia, che non in Italia. Anche se sta recuperando terreno, con il boom recente. Il 10 per cento delle vigne del Collio sono a Ribolla. Il volano sono stati soprattutto produttori come Gravner (re dei macerati) e Colavini (che è leader nello spumante).

Collio bianco “Bratinis” 2017

Sinefinis, bollicine senza confini
Progetto davvero originale e meritorio quello del Sinefinis, che è uno spumante realizzato in collaborazione con Matjaž Četrtič dell’azienda slovena Ferdinand. “L’idea – racconta Princic – è proprio quella di cancellare la linea di confine, che corre a pochi metri da qui e produrre un vino made in Ue“. Metodo classico prodotto con l’assemblaggio di due basi spumanti, è una ribolla metodo classico, con rifermentazione in bottiglia e lungo affinamento sui lieviti.

La bottiglia Collio

Dal 2010 i vini del Collio usano una bottiglia speciale, che si chiama proprio Collio. A metà tra una bordolese e una borgognotta, è molto sostenibile, perché più leggera: pesa 500 grammi. Ha un collo più stretto e un tappo di diametro inferiore.

Friulano 

Come è noto, una volta si chiamava tocai, poi gli ungheresi hanno pensato bene di farci causa e hanno vinto, ottenendo l’esclusiva del nome solo per il loro Tocai, peraltro dolce e con la j. Ora quindi è stato ribattezzato Friulano. Con un bel danno alla sua diffusione, perché è crollato sul mercato interno e internazionale. Solo ora si sta riprendendo. In compenso, spiega Princic, “è migliorata la qualità, soprattutto di quelli fatti in collina”.

Gradis’ciutta

Si chiama così dal borgo dove si trova, vicino a San Floriano del Collio, a due passi dalla frontiera con la Slovena. Prima di Gradis’ciutta, questa zona era conosciuta come Monsvini, ovvero Monte dei vini. E già nel 1870 la famiglia Princic produceva vino a Kosana. Oggi l’azienda lavora 40 ettari di terreno, di cui 35 vitati. La conduce Robert, aiutato dai genitori Zorko e Ivanka.

I vini Gradis’ciutta

Princic, a differenza di altri produttori, ci tiene a tenere bene in evidenza la denominazione Collio. Nella sua gamma abbiamo quindi i Collio Ribolla Gialla, Collio Pinot Grigio, Collio Friulano, Collio Chardonnay, Collio Malvasia, Collio Sauvignon, Collio Bianco Braitinis (Chardonnay, Pinot grigio e Sauvignon) e Collio Bianco Riserva. Tra i rossi, Cabernet Franc, Merlot e Monsvini, fatto con uvaggio bordolese.

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