Glera 18/10 Skerk metodo ancestrale, arriva l’anti Prosecco del Carso

Glera 18/10 Skerk metodo ancestrale, arriva l’anti Prosecco del Carso (mentre impazza la guerra del Prosekar)

18/10 Skerk Metodo Ancestrale

Forse la sapete la storia fantastica della piccola cittadina del Carso di nome Prosecco e della disputa legale. Succede che siccome siamo un po’ sciocchi, intesi come italiani, abbiamo sempre chiamato prosecco il prosecco, confondendo il nome dell’uva con la denominazione e senza ancorarla al territorio, consentendo quindi a chiunque coltivasse il vitigno «prosecco» di venderlo con quel nome. Considerato il successo planetario della bollicina veneta, il governatore Luca Zaia, con una manovra militare spregiudicata ma di successo ha deciso di estendere il territorio di produzione dell’uva dal veneto da Conegliano e Valdobbiadene per nove province,  fino al Friuli Venezia-Giulia, utilizzando come espediente proprio la minuscola cittadina di Prosecco, alle porte di Trieste, e trasformando il nome dell’uva da Prosecco a Glera. Risultato, il prosecco è tornato esclusivamente italiano, anche se ha aumentato di molto il territorio di produzione, estendendosi in zone dove non si faceva.

18/10 Skerk Metodo Ancestrale

Come sarà il nuovo 18/10 Metodo Ancestrale
Bene, tutto questo per dire che siamo appena stati a Prosecco e ci abbiamo trovato Skerk. Già il grande produttore dei tipici vitigni carsolini, vitovska, malvasia e terrano. Ma Sandi quest’anno si appresta a debuttare con un vino nuovo, prodotto dai vigneti della cittadina di Prosecco, con l’uva glera. No, non si chiamerà affatto Prosecco. Perché sarà un rifermentato e macerato con cinque anni di maturazione. Quasi una vendetta della piccola cittadina di Prosecco e dei produttori «naturali» della zona contro il prodotto più convenzionale e internazionale che c’è. Il non prosecco di Skerk si chiamare 18/10, nel senso di 18 ottobre, che era il giorno in cui per tradizione si raccoglievano le uve. Non è più così, causa cambiamento climatico, ma il nome stava bene. Sarà una piccola produzione, di 800 bottiglie.

Prosecco a secco
Certo, c’è da dire che nella gigantesca operazione di tutela del marchio e di estensione del territorio, per rispondere alle crescenti richieste dall’estero, la cittadina di Prosecco è stata usata piuttosto malamente. I pochi produttori di Glera della zona si sono ingolositi, sperando di veder ricadere qualche centesimo dalla valanga di euro che smuove il fenomeno mondiale del prosecco. Si vocifera invece che siano arrivati solo 300 mila euro, migliaia più migliaia meno: alla fine la cittadina è rimasta a secco più che a prosecco. Insomma, si sono fatti infinocchiare. Perché ora chiedono il riconoscimento del prosecco triestino o carsolino, ma nessuno ha intenzione di darglielo. E così si accontentano di sfornare poche bottiglie locali, chiamandole Prosekar, ma senza nessuna visibilità.

La guerra del Prosekar
Peraltro il Prosekar (letteralmente di Prosek, nome sloveno della cittadina di Prosecco) è un oggetto non identificato. Non è né può essere un prosecco, perché è un rifermentato in bottiglia (metodo ancestrale, col fondo, nulla a che vedere il metodo Charmat del prosecco). E per di più, oltre alla Glera, si aggiungono di solito Vitovska e Malvasia istriana. C’è un’associazione, presieduta da Alessio Štoka, che chiede l’inserimento del Prosekar nella doc Prosecco. Ma non tutti i carsolini sono d’accordo e i veneti da tempo fanno orecchio da mercante. A cominciare da Zaia, che da bravo politico e mercante, ha portato a casa il risultato e lasciato cadere le promesse.

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