Enzo Barbi e il Maris: “Nel mio vino si sente il mare che non c’è più”

Stappato Enzo e Claudio Barbi


Lo avvicini al naso, ne bevi un sorso, e senti il mare. Un po’ come con le conchiglie appoggiate all’orecchio, ma forse è solo suggestione. Non a caso si chiama Maris, ed è una delle sei bottiglie della
Selezione Flavours Estate 2020. Qui le conchiglie si trovano immerse nel terreno e raccontano una storia millenaria. Siamo sulle colline intorno a Orvieto, in Umbria – regione peraltro senza sbocchi sul mare – nell’azienda Decugnano dei Barbi. I terreni sono fondali oceanici di epoca pliocenica. I vigneti affondano le proprie radici nella terra sabbiosa e argillosa, tra fossili di conchiglie e ostriche, donando quel carattere “minerale” e marino caratteristico dei vini di queste colline.

Enzo Barbi è il proprietario di quest’azienda di famiglia, produttore solare e intelligente a cui oggi è stato passato il testimone dal padre Claudio.

“Mio padre si innamorò del podere Decugnano quando trovò conchiglie di ostriche simili a quelle che aveva visto qualche anno prima a Chablis”.

Enzo, come siete approdati in Umbria? So che è stato un vero e proprio colpo di fulmine…

«Il destino di Decugnano si incrocia con quello della mia famiglia quando nel 1973 mio padre decise di diventare vignaiolo. Lavorava da qualche anno con suo papà Enzo, che possedeva un’azienda vinicola a Brescia. Mio padre Claudio però voleva fare il passo e puntare alla qualità, coltivando le proprie vigne. In quegli anni l’Orvieto era uno dei bianchi più apprezzati in Italia e all’estero. Quando mio padre venne a sapere di un podere abbandonato chiamato Decugnano, se ne innamorò. E fu proprio la presenza di conchiglie che lo convinse: erano conchiglie di ostriche simili a quelle che aveva visto qualche anno prima a Chablis».

E questo podere oggi è Decugnano dei Barbi.

«Decugnano è il nome della collina su cui l’azienda si trova. Il nome ha origini oscure ma già intorno al 1212 si parlava di Santa Maria di Decugnano e del vino che veniva ceduto poi alla Cattedrale di Orvieto. L’orvietano è una delle zone bianchiste più storiche che ci sono in Italia, e più precisamente nella sua parte nord-orientale, tra il Lago di Corbara e il monte Peglia. L’area è abbastanza limitata ma con una marcata diversità di terreni e climi».

Ecco, cosa mi dici di questo terroir? E in particolare del sottosuolo, così importante per ciò che poi si ritrova nel bicchiere.

«Sui terreni il discorso si semplifica sostanzialmente in terreni vulcanici (a sud e che interessano la parte laziale della denominazione), in terreni argillosi e vulcanico-argillosi (che interessano la parte occidentale) e terreni sabbiosi di origine marina (nella parte nordorientale, dove per l’appunto ci troviamo noi). Sui climi forse l’impatto più considerevole, oltre a una questione di altitudine dei vigneti (da 100 metri s.l.m. a oltre 400), è sicuramente quello generato dal bacino artificiale del Lago di Corbara che si crea dal fiume Tevere poco dopo Todi per finire con la diga presso il piccolo villaggio di Corbara»

Su questi terreni di origine sabbiosa e marina nascono i tuoi vini che hanno tutti un’impronta molto riconoscibile e territoriale. E si sente anche il mare?

«La nostra prima vendemmia a Decugnano risale al 1978 e da allora l’azienda è cresciuta mantenendo sempre molto viva l’idea di terroir e di legame intimo e profondo che il vino deve avere con il posto da cui proviene: tutti i vini devono ricordare Decugnano e il mare che qui una volta c’era e che ora non c’è più. Ma che si riesce a sentire nei vini, se ascolti bene, con il rumore delle sue onde di milioni di anni fa. I nostri vigneti si trovano tutti su suoli di origine marina, ricchi di sabbia (dal 45% al 60%) e di conchiglie di epoca pliocenica. Uno dei vigneti di Chardonnay è stato piantato su un terreno particolarmente ricco di conchiglie marine, da qui il nome del vino che produciamo da questo vigneto: “Maris”».

Raccontami di Maris.

«Maris è uno dei vini più recenti che abbiamo creato, nel 2009. Poi abbiamo prodotto il 2013, 2014, 2015 e 2016. Ne facciamo poche bottiglie (da 2.000 a 5.000, a seconda dell’anno) e voglio che sia reso disponibile ai nostri appassionati nel momento giusto, dopo almeno due o tre di anni di bottiglia. Lo stile è sempre quello, in tutte le annate prodotte: minerale e salino, elegante e sottile. Il 2015 in particolare è stata un’annata veramente bella: giuste temperature, una giusta quantità di pioggia e la costante presenza di vento hanno permesso ai vigneti di produrre in modo molto equilibrato un’uva molto sana e bella».

Uscendo dai tecnicismi, se Maris fosse una persona?

«Forse Maris non è una persona. È più un’architettura. Un capitello ionico, il Trono Ludovisi. O Ginevra Benci di Leonardo».

Mi piace, Maris come l’Afrodite che nasce dal mare sul bassorilievo del Trono Ludovisi, mi pare un’ottima suggestione per accompagnare un sorso. 

“Forse Maris non è una persona. È più un’architettura. Un capitello ionico, il Trono Ludovisi. O Ginevra Benci di Leonardo”.

Master Sommier, fondatrice di Flavour Coach.

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