Come distinguere il vino bianco dal rosso, la guida di Er Murena

Come distinguere il vino bianco dal rosso, la guida di Er Murena. 

Distinguere il vino bianco dal rosso è un’operazione apparentemente complicata ma con le opportune tecniche è possibile avere una risposta affidabile.  Il primo accorgimento consiste nel procurarsi un bicchiere trasparente. Se il bicchiere è nero, come nelle degustazioni alla cieca, sarà difficile distinguere cromaticamente il vostro mosto fermentato. Se poi il calice risulterà chiuso da un coperchio, la manovra di avvicinamento del bicchiere al vostro bulbo oculare finirà inevitabilmente in un nulla di fatto.

La differenza tra vino rosso e bianco ce l’avete no? Non è che vi devo spiegare tutto. Comunque: il colore viene data dalla macerazione sulle bucce, se l’uva è bianca viene orange, se rossa viene rosso, se non viene fatta la macerazione viene bianco. E dunque. Una volta scelto il calice giusto, il più sarà fatto. Se siete daltonici o affetti da acromatopsia, la forma del calice sarà un ottimo indizio: se al ristorante vi verrà servito un bicchiere con un’apertura più stretta, è probabile che si tratti di un bianco, perché la forma aiuta a concentrare i profumi e a mantenere bassa la temperatura. Un calice ampio, che consente una buona ossigenazione, viene usato spesso per i rossi strutturati. Ma non è detto.

Se siete a casa, visto che decidete voi il bicchiere, questo parametro ha scarso valore. Potreste anche usare dei Riedel, calici in cristallo senza piombo, ma ne esistono per ogni colore e l’unico risultato sarà spendere 40 euro inutilmente. Ma come vi viene in mente? Desistete.

La seconda regola per capire se il vostro vino è rosso o bianco è quella di osservarlo attentamente.  Basteranno pochi minuti, meglio se con sottofondo di Mozart. Guardatelo da vicino e da lontano, tenendo ben franco il bicchiere, e usate come sfondo una superficie bianca, che vi consente di individuare al meglio i cromatismi. Strizzate gli occhi due volte, poi riapriteli.       

Se ancora non basta, un indizio piuttosto comprovante sarà la vostra richiesta al cameriere. Se avrete chiesto un bianco, c’è il 90 per cento di probabilità che il personale ve ne porti uno effettivamente bianco. Certo, resta un 10 per cento di possibilità che il cameriere sia molto distratto, o intontito dalla cocaina, e sbagli clamorosamente colore. In quel caso, cambiate ristorante e riprovate.

Avete mai provato a snasare? Se è minerale, c’è caso che sia bianco, chissà. Se sa di tannino (ma che odore ha il tannnino? boh), allora è rosso.

Potreste concedervi un aiutino se al vostro fianco avete un amico che ha superato l’esame da sommelier: ma solo quello all’Ais, non si garantisce per la Fis, che però potrebbe introdurvi a Palazzo Chigi, nel caso servisse. L’amico, con buona probabilità, potrebbe distinguere il bianco dal rosso e persino addentrarsi in tonalità specifiche, dal chiaretto al granato. Ma sicuramente sceglierà il vino peggiore e più costoso. Qui si tratta di bilanciare il vostro desiderio di rassicurazione cromatica con le esigenze del bilancio familiare.

Per concludere, la prova dell’assaggio, che non è decisiva. Ci sono certi rossi che sembrano bianchi e certi bianchi che sembrano rossi. Ci sono i rosati e pure gli orange. E quindi niente. 

Resta da capire perché vogliate distinguere con tanta inutile acribia un bianco dal rosso. Se il problema persiste, potreste parlarne con il vostro analista e bervi una bella birra (in una prossima puntata, vi spiegheremo come distinguere le bionde dalle rosse).

Il recensore, un po’ diavoletto e un po’ maiale, di Puntarella Rossa.

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